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Obbligatorietà di organizzazione degli interventi didattico-educativi di recupero – Sentenza TAR Lazio sezione terza bis n. 08600 – 2012

Pubblichiamo una interessante sentenza del TAR Lazio sezione terza bis

con la quale, sebbene sia stato rigettato nel merito il ricorso del genitore di un alunno non ammesso alla classe successiva all’esito dello scrutinio finale, il giudice amministrativo ha implicitamente ribadito l’obbligatorietà per le istituzioni scolastiche, all’esito degli scrutini intermedi, di organizzare interventi didattico-educativi di recupero per gli studenti che in quella sede abbiano presentato insufficienze in una o più discipline ed l’obbligatorietà per i singoli docenti di organizzare  attività di recupero in itinere per quelle discipline per le quali il Collegio dei docenti non avesse programmato i predetti interventi didattico-educativi di recupero.

Pare pertanto illegittima la prassi ormai invalsa in alcune istituzioni scolastiche di non organizzare corsi di recupero per gli alunni che all’esito del primo scrutinio presentino insufficienze in una o più discipline e la prassi di alcuni docenti di indicare come modalità di recupero per i predetti alunni lo studio autonomo ovvero il ricorso (facoltativo) al c.d. sportello didattico, addirittura anche per quelle discipline per le quali l’istituzione scolastica non abbia attivato tale modalità di recupero.

In sintesi con il ricorso introduttivo del giudizio il genitore di un alunno della classe IV ginnasio del Liceo Classico Statale del Convitto Nazionale “Vittorio Emanuele II” di Roma si era lamentato del fatto che dopo che a seguito degli scrutini intermedi di Primo Quadrimestre, per suo figlio erano state rilevate quattro insufficienze scolastiche nelle materie di Latino, Greco, Matematica e Lingua Straniera-Inglese e che per le citate quattro insufficienze il Consiglio di Classe aveva predisposto per l’alunno corsi di recupero in itinere per le sole materie di Latino e Greco, era accaduto che in sede di scrutinio finale il Consiglio di Classe aveva disposto la non ammissione dell’alunno alla frequenza della classe successiva.

Al riguardo come motivi di ricorso venivano dedotti, tra l’altro, la Violazione di legge, e, in particolare dell’art. 1 del Decreto Ministeriale 03 ottobre 2007, n. 80 secondo il quale “Le istituzioni scolastiche sono tenute comunque a organizzare, subito dopo gli scrutini intermedi, interventi didattico-educativi di recupero per gli studenti che in quella sede abbiano presentato insufficienze in una o più discipline, al fine di un tempestivo recupero delle carenze rilevate”; la violazione di legge dell’art. 4, n. 2, dell’Ordinanza Ministeriale del 05 novembre 2007, n. 92 secondo la quale “Per gli studenti che in sede di scrutinio intermedio, o anche a seguito di altre verifiche periodiche previste dal Piano dell’Offerta Formativa della scuola, presentano insufficienze in una o più discipline, il Consiglio di classe predispone interventi di recupero delle carenze rilevate”; violazione di legge dell’art. 2, n. 8 lett. c), del DPR 24 giugno 1998, n. 249 secondo il quale “La scuola si impegna a porre progressivamente in essere le condizioni per assicurare: c) iniziative concrete per il recupero di situazioni di ritardo e di svantaggio nonché per la prevenzione e il recupero della dispersione scolastica.

Il genitore dell’alunno, quindi, si lamentava del fatto che il Consiglio di classe, contravvenendo alle disposizioni normative sopra richiamate, aveva disposto interventi di recupero, nei confronti dello studente, solo in relazione alle insufficienze riscontrate nelle materie di Latino e Greco, interventi peraltro consistiti in attività di recupero in itinere, non predisponendo, contestualmente, interventi di recupero delle ulteriori carenze rilevate ed adeguati alle esigenze dell’allievo.

All’alunno non veniva concessa la possibilità di frequentare corsi di recupero né in Matematica (dove aveva addirittura una votazione pari a 4) né in Lingua Straniera Inglese (dove aveva una votazione pari a 4-5) in quanto la scuola non aveva attivato i corsi di recupero nelle materie in cui l’alunno aveva riportato l’insufficienza, ma aveva addirittura consigliato come soluzione più opportuna professori privati (a pagamento) nelle materie di Latino, Greco e Matematica.

Il TAR Lazio aveva innanzitutto ritenuto di dover riassumere le numerose contestazioni mosse dal ricorrente le quali si risolverebbero, in sintesi, nella formulazione dei seguenti principali rilievi:

a) mancato apporto di interventi di recupero in tutte le materie in cui l’alunno presentava carenze, ed esiguità degli interventi anche nelle materie in cui gli stessi interventi sarebbero stati effettuati (Latino e Greco) nonché mancata effettuazione di adeguate verifiche sui risultati di tali interventi per alcuni dei quali viene persino contestata dal ricorrente la effettività delle stesse verifiche in quanto sarebbero state svolte in giorni in cui lo studente era assente;

b) predisposizione di interventi di recupero solo in relazione alle insufficienze riscontrate nelle materie di Latino e Greco mentre le carenze scolastiche erano in quattro materie e cioè, oltre le cennate due, anche in Matematica e in Inglese.

Ma dall’istruttoria era emerso che le doglianze del ricorrente non fossero fondate, non solo perché risultavano essere stati svolti interventi di recupero in Latino e in Greco per cinque ore  per ciascuna disciplina, dovendosi ritenere solo indicativa la  disposizione di cui all’art. 2, n. 9 della O.M. 5/11/2007 n. 92 che prevede una durata non inferiore a 15 ore dei c.d. corsi di recupero, restando a carico del ricorrente l’onere della prova dell’inadeguatezza di un intervento di durata inferiore, ma anche perché dai Registri di classe risultavano effettuati interventi di recupero anche per le materie diverse dal Latino e Greco: nello specifico  per la Matematica attività di recupero “in itinere” svolte nel mese di marzo dell’anno scolastico comprendenti esercizi, esercitazioni e interrogazioni e per  l’Inglese,  in cui il recupero viene previsto come attività da iniziare con la spiegazione dell’uso delle strutture di base (uso del “to do”) e progressivamente da completare con le tecniche di composizione scritta e da impartire agli studenti con valutazione inferiore al 5 come  risulta dal Registro del docente .

In definitiva il rigetto del ricorso è stato motivato perché è risultato provato che per l’alunno in questione risultava fossero stati organizzati corsi di recupero per le discipline latino e greco ed interventi di recupero in itinere per le discipline matematica e inglese all’esito dei quali l’alunno mostrava di non aver recuperato e quindi di non aver conseguito quel complesso di conoscenze, abilità e competenze necessarie per l’ammissione alla classe successiva.

 

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